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Perdí

Medici. Si fa presto a dire sciopero

Leoni Consiglio06 MARGentile Direttore,
trombe, buccina e bandiere, assemblee e cortei. A volte è stato così. Devo tornare a “ Difendiamo il Diritto alla Salute “ nel 2004 ai Fori Imperiali a Roma per vedere alcune migliaia di camici bianchi in rappresentanza dei circa 350.000 medici italiani in servizio attivo – Altri 90.000 sono in pensione. per circa 440.000 sanitari in totale. Se ci muovessimo almeno al 10 % sarebbe la mitica Marcia dei 40.000 a Torino: primo messaggio per il Governo.

La proclamazione dello sciopero è una richiesta di attenzione alla gente comune da parte di una specifica categoria di lavoratori. Al medico ospedaliero arriva un trattenuta netta in busta paga di 235 euro per una giornata di 12 ore, al medico del territorio fra i 150 e 200 euro a seconda del numero di assistiti.

I medici del territorio sono i più osservanti nel blocco dell’attività ambulatoriale con punte fino al 90% di adesione anche per lo sciopero dello scorso 16 dicembre 2015. I medici ospedalieri sono più legati dal loro ruolo di attività continua nelle 24 ore. La percentuale di adesione calcolata è molto più bassa.

Pronto Soccorso, Anestesia e Rianimazione, 118 anche se aderiscono idealmente non possono farlo praticamente in quanto i medici sono poi precettati, e visto che lavorano non sono considerati in sciopero e quindi sottratti alla massa calcolata degli scioperanti in quanto vengono pagati.

Così a livello ospedaliero è proprio difficile scioperare anche volendolo fare: ad esempio in chirurgia sono presenti precettati 3 medici al mattino, 1 di guardia e 2 per la sala operatoria per emergenze, al pomeriggio altri 3 medici diversi, stesso incarico, la notte un medico di guardia mentre uno è smontato al mattino dalla notte.

Nel prossimo sciopero dichiarato di 48 ore vi lascio immaginare le problematiche perché , teoricamente , il medico dovrebbe regolarmente presentarsi al lavoro al mattino e dichiarare solo in quel momento di voler restare a “braccia incrociate” o tornare a casa. Gli “altri “ dovrebbero lavorare al posto suo: ma quali altri? Molte équipe sono già esaurite così.

Io ringrazio sempre i miei colleghi che visto il ruolo a cui mi hanno eletto e gli impegni del giorno di sciopero mi “permettono” di scioperare: fatti due conti posso essere l’unico a stare assente dal mio reparto in questo frangente.

I reparti con attività ambulatoriale sono facilitati, sospensione delle visite ordinarie che comunque vanno recuperate in sovrannumero nei giorni seguenti. Tanto per complicarsi la vita con le liste di attesa.

Le Medicine continuano a ricoverare come niente fosse, ovvio, le Chirurgie rimandano interventi non urgenti – tipo le ernie – ma per tutto il resto trapianti – oncologia – i conflitti di coscienza del professionista sono enormi.

A volte si è d’accordo in tutto e per tutto con le motivazioni dello sciopero ma si lavora lo stesso perché la coscienza è più forte del desiderio della difesa dei propri diritti: il primo di tutti, quello più sentito di questi tempi è “lasciateci riposare, siamo esseri umani anche noi“. Secondo messaggio a quelli che decidono in un ufficio di giorno la vita di chi lavora di notte e di domenica .

Per la quinta volta negli ultimi 3 anni i soldi sono all’’ultimo posto nonostante il calo del potere d’acquisto sia una realtà per tutti. Ma il disagio della possibilità di non poter offrire un servizio adeguato al malato è più forte.

I medici crescono e si sviluppano in un sottoinsieme di persone dedicate all’assistenza del prossimo. Lottano duramente per anni per fare questo mestiere perché “ci credono” ed una volta raggiunto questo ruolo si nutrono per sopravvivere della riconoscenza dei pazienti.

Il terzo messaggio è: basta con ll Definanziamento della Sanità mascherato sotto varie forme, con buona pace degli “inni” alla qualità del SSN Nazionale nelle varie Eccellenze, perpetrato scientificamente, quello sì, dal Governo di turno in carica .
Gli sprechi in Sanità ci sono eccome, ma non è giusto mantenerli e pareggiare i bilanci sulla pelle del personale.

Basta diminuire le risorse a chi ne ha bisogno, lo dicono dei professionisti che tutti i giorni ci mettono la faccia nel rapporto con i loro pazienti e questo mestiere non lo fanno per un tempo limitato grazie ad una carica elettiva, lo hanno scelto per tutta la vita ed hanno studiato anni ed anni per farlo. Un po’ di rispetto sarebbe gradito grazie.

Questo e solo questo deve essere il messaggio finale alla gente comune che non capisce perché i medici scioperano al TG e poi li vedono regolarmente al lavoro in ospedale anche in quei giorni.

Giovanni Leoni
Presidente OMCeO Venezia

da quotidianosanità.it    6/3/2016

 

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